I “fascisti del terzo millennio” vestono Pivert, il marchio di abbigliamento di CasaPound. Matteo Salvini, aspirante premier o probabile ministro dell’Interno di un nuovo governo, sceglie di mandare un messaggio “identitario”: mercoledì sera, seduto in tribuna d’onore allo stadio Olimpico di Roma per assistere alla finale di Coppa Italia Juventus-Milan, indossava un giubbino Pivert.

Un giubbino blu, con il picchio bianco sul petto (è il simbolo dell’azienda). Che Salvini prediliga l’abbigliamento casual, si sa. A maggior ragione allo stadio, quando presenzia  alle partite del suo Milan. E così anche se la tribuna d’onore dello stadio Olimpico è il regno delle grisaglie e delle cravatte, lui non rinuncia al look sportivo.

Quello sfoggiato mercoledì sera, però, si distingueva più del solito. Perché il marchio Pivert è legato a CasaPound ed è di gran moda tra i giovani neofascisti non solo della Capitale. Chissà se casualmente o no, anche il capo leghista ha scelto il “picchio”. Salvini era uno dei tanti politici presenti allo stadio nel settore vip, da sempre una specie di vetrina-acquario a favore di fotografi.

Ma vediamo che cos’è il marchio Pivert e cosa rappresenta per l’ultradestra.

Il titolare dell’azienda (il logo è, appunto, un picchio stilizzato) è Francesco Polacchi, già responsabile nazionale di Blocco Studentesco (la branca giovanile di CasaPound), condannato a un anno e quattro mesi per i violenti scontri del 2008 in piazza Navona (all’epoca della riforma Gelmini) e ora indagato per i tafferugli seguiti al blitz di CasaPound a palazzo Marino contro il sindaco Beppe Sala il 29 giugno 2017 (secondo i magistrati Polacchi avrebbe aggredito con calci e pugni due persone).

La prima collezione Pivert – l’azienda oggi ha una rete vendita con negozi sia in Italia che all’estero – è del 2015. Il marchio – che poi diventa di fatto una costola commerciale di CasaPound – si rivolge da subito ai giovani della destra radicale: non ha nessun riferimento diretto o esplicito all’iconografia fascista, ed è proprio questo che piace. Protagonisti delle campagne pubblicitarie sono ragazzi coi capelli rasati ritratti davanti al Vittoriale o all’Altare della Patria.

La visione dell’uomo Pivert è spiegata con un manifesto sul sito dove campeggia un giovane in felpa con sullo sfondo le statue del Foro Italico. La figura  che si vuole rievocare è quella dell’eroe epico. “L’uomo Pivert non è un uomo elitario, non si ritira nei piani alti di un grattacielo per osservare dall’alto verso il basso. Si sporca le mani ma non sopporta la massa, gli standard, le cose di tutti e per tutti…. L’uomo Pivert combatte, sul ring o sulla vita non fa differenza. Lui combatte: per le proprie idee, per opporsi a ciò che non gli sta bene”.

Se Salvini si riconosca in questa descrizione non è dato sapere. Sta di fatto che vederlo con addosso un capo del marchio di moda di CasaPound fa effetto. O forse no. Sembra di tornare al 2014-2015 quando la Lega di Salvini era “alleata” con i “fascisti del terzo millennio” di Iannone e Di Stefano. I due partiti sovranisti avevano manifestato insieme contro gli immigrati sia a Milano che a Roma. Poi l’asse politico finì. Ognuno per conto suo, ma entrambi, Lega e CPI, all’insegna del motto “prima gli italiani”.

Forse il giubbino Pivert di Salvini è un regalo di quella stagione politica, chissà. Ma ora il leader leghista è diventato, indirettamente, un testimonial del marchio. Lo stesso hanno fatto i calciatori dell’Atalanta Andrea Petagna e Bryan Cristante che nel 2017 hanno posato sorridenti all’inaugurazione di un negozio Pivert a Milano.