“Dimmi quanti followers hai e più che dirti chi sei ti dirò quanto posso farti mangiare gratis”. Nel 2018 la visibilità sui social è diventata a tutti gli effetti una merce di scambio, anche abbastanza cara a giudicare dai cachet che percepiscono macro e micro influencer. Un’idea su come sfruttarla per dare una spinta social ed economica alla propria azienda ce la propone un ristorante di sushi a Milano.

L‘idea è di quelle che sembrano geniali: perché pagare un influencer se posso non far pagare lui?

È l’idea del ristorante “This is not a Sushi bar” dove vengono accettati pagamenti in followers. Più gente ti segue su Instagram e meno paghi. Se hai dai 1000 ai 5 mila followers un piatto per te è gratis, da 5001 a 10.000 hai 2 piatti gratis fino ad arrivare ad oltre 100.000 followers dove la cena ti viene offerta da ristorante. Come rilanciato più volte da Matteo Pittarello, Presidente di This is not a Sushi Bar, l’iniziativa ha una strategia ben definita studiata appositamente per il proprio target: “Buona parte dei nostri clienti sono della generazione dei Millenials, molte sono ragazze e la maggior parte di loro sono su Instagram. L’idea di far pagare in base ai followers è anche un modo per rendere virale il nostro marchio”.

Una vera e propria trovata pubblicitaria più che una ricerca di esclusività. Infatti si sono diffusi in poco tempo voci sull’arrivo dei finti influencer (nel senso: più finti di quelli “veri”), che dopo aver acquistato qualche migliaio, o qualche centinaio di migliaio di follower finti, pretenderanno anch’essi una porzione gratis. In un momento storico dove la forma supera di importanza il contenuto, dove un uramaki gratis vale 1.000 persone che guardano le tue foto, sembra davvero impossibile non pensare alla forza rivelatrice della fortunata serie di Netflix “Black Mirror”, nella quale, nell’episodio “Nosedive”, la protagonista può accedere o meno a determinati servizi in base alla sua reputazione su un social network.